




Nei mitici anni Quaranta, quando lavorava come imbottitore di sedie Biedermeier a Ubrecht, il mio conoscente Lester Burnhamm era famoso per avere una memoria davvero prodigiosa.
Una sera, io e lui eravamo al Grillparzer, il disco pub dei boscaioli locali, e stavamo degustando non solo i pnudel di cervo, che sono i piatti tipici di quella zona, ma anche la novità di allora, e cioè l’osso buco Mailänder, una ricetta appena importata dal nostro esercito di liberazione extraterritoriale.
Come sempre accadeva in quelle occasioni conviviali, il mio conoscente Lester Burnhamm cominciò a far sfoggio del suo dono mnemonico naturale e prese a raccontarmi l’ennesimo incredibile aneddoto della sua vita:
“Ricordo perfettamente che la mattina del 3 agosto 1445 me ne stavo comodamente seduto nel patio del cottage del mio buon amico Eisen Stan in media Sassonia quando, alle 6.45, un ragazzo biondo con indosso una maglietta verde e un paio di pantaloni rossi non stirati ha consegnato il quotidiano locale lanciandolo da una distanza di circa 9 metri mentre procedeva sul suo monociclo a una velocità di 12 chilometri orari.Rammento che il giornale è atterrato a circa 70 centimetri dal mio piede sinistro, e che quindi l’ho raccolto agilmente e letto fino a pagina 12, dove campeggiava un’immagine a colori del poeta Oswald von Wolkenstein, deceduto proprio il giorno prima. Ricordo di essermi soffermato su quel suo occhio destro mancante, che la legge della Mescolanza Sottrattiva di Küppers applicata alla stampa offset del retino rendeva ancora più verosimilmente mancante, ma purtroppo la mia riflessione lì si è interrotta perché dalle cucine, per mezzo di un segnale concordato la sera prima, e cioè il suono di una campanella in porcellana ripetuto sette volte con intensità crescente, la cuoca creola del mio amico Eisen Stan mi avvertiva che erano pronte quattro ciambelle all’alkermes e tre allo zenzero caramellato.”
Come sempre accadeva in quelle occasioni, anche quella sera rimasi profondamente impressionato dalla precisione nel dettaglio del mio conoscente Lester Burnhamm.
Stavo quindi per complimentarmi con lui e confessargli finalmente che ho sempre pensato che una buona memoria sia sinonimo di un’acuta intelligenza.
Ma quando mi sono voltato per dirglielo, l’ho visto risucchiare il midollo da un osso di manzo emettendo un inconfondibile schiocco linguale, e ho notato che aveva sul volto un’espressione più bovina dell’osso che stava lappando.
Così, gli ho conficcato una forchetta nell’occhio sinistro.

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